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martedì 16 agosto 2011

ITALIA: QUARTO REICH





QUANDO VEDRETE I CARRARMATI SOTTO CASA I LIBRI SARANNO GIA' CENERE


Chi non ricorda la battuta "se il popolo è affamato che gli si diano delle brioches"?

Attribuita dai detrattori austriaci a Maria Antonietta, ma presa da un aneddoto contenuto nel VI libro delle Confessioni di Rousseau, rende però chiara la condizione di alienazione dal reale di quello che Bernard-Henri Lèvy chiama "il Principe".

Il potere dello Stato, proprio perché tale, non appartiene al popolo, ma a una classe dirigente politica di borghesia ricca, mai illuminata, che lo impone e che per nulla sa cosa sia la vita concreta dei cittadini.




Per il "Principe" i votanti sono solo subalterni schiavi da usare e imbonire in tempi di elezioni. In quei casi i regimi fanno finta d'essere vicini ai bisogni della "plebaglia", frequentano i proclami nazionalpopolari, promettono il bene sociale e soprattutto si concedono alla vista: salgono sui palchi, truccati e vestiti di tutto punto, partecipano a feste organizzate per loro, usano cantanti, attrici, famose soubrette… ed il gioco è fatto.

Il popolo ottiene la dose di oppio prevista dal protocollo capitalista.

Se non bastasse questo, da secoli, c'è il Signore di tutti i Principi, quello vestito di bianco, che alle feste comandate appare alla finestra per ammansire le pecore, che da sempre giungono in immensi greggi a sigillare con l'idolatria lo Stato immutabile delle cose.

Non sarebbe possibile la sopravvivenza dei due sistemi d'oppressione totale, se il gemellaggio siamese in qualche modo terminasse.





Da sempre Regimi e Chiesa Ministeriale collaborano affinché non ci sia alcuna evoluzione di pensiero tra "fedeli" e votanti, che poi sono la stessa cosa.

Hitler e i suoi gerarchi hanno lasciato una marea di documenti e iconografie sui buoni rapporti tra la morte scientifica organizzata in Shoah e i grandi prelati del periodo benedicenti, conniventi, silenti, addirittura ritratti in saluto nazista.

Quando poi il Terzo Reich andò in frantumi, guarda caso per intervento di chi il Vaticano non lo considerava manco per nulla, il soglio di San Pietro si attivò velocemente per salvare i criminali nazisti e sottrarli ai Processi di Norimberga.

Insieme alla Croce Rossa Internazionale e vari servizi segreti, istituì le "ratlines", stanziò capitali, mosse nunziature e diplomazie compiacenti; così innominabili come Mengele, Eichmann, Bayer… ottennero passaporti falsi, coperture altissime, arrivarono a Roma ospitati in edifici "entro le mura" e da lì presero la via di Genova, dove un'altra potenza prelata li inviava nei Paesi del Sud America.

Storie torbide, assolutamente vomitevoli, soprattutto realtà che il "popolo bue" non deve conoscere.

Non è un caso che il potere in forma di regime intervenga sempre sui libri di testo di Storia usati nelle scuole, con decreti impone quello che i docenti devono o meno insegnare, controlli il diritto Costituzionale sulla libertà di insegnamento…

Così per esempio quando al dicastero della Pubblica Distruzione ci stava la Gran Dama Moratti, il popolo delle libertà iniziò a cancellare per imposizione parlamentare, "pezzi" del programma di Storia nelle nostre Scuole.

Guarda caso proprio di Storia Contemporanea. E guarda caso numero due, proprio determinati argomenti "fastidiosi" al regime.

Poi arrivò quella cosa indefinibile della Enterogermini, una pupazza completamente in mano ai suoi capi, che ha avuto, imposti, come consiglieri politici due gran pezzi di democratici come Stracquadanio e Renato Farina detto Betulla, ex spia della CIA, condannato per il coinvolgimento nel rapimento di Abu Omar, radiato a vita dall'Ordine dei giornalisti; questa è la "testa" dell'attuale Ministero dell'Istruzione, Ricerca e Università.




Questa "testa" sta proseguendo nella strada aperta dall'insulsa BatMamma Letizia.

Per sincerarsene basta aprire qualche testo di Storia adottato per "ordine ministeriale" nelle scuole italiane, guardare le pagine dedicate alla Resistenza, occupazione nazifascista, fascismo e Mussolini, Hitler e Shoah…

Ma questi grandi fantocci messi lì a rappresentare il Governo della repressione globale italiana si sono spinti anche oltre: "togliamo la Geografia e la Storia dell'Arte dalle materie di insegnamento perché inutili…", "i testi di Storia antiberlusconiani che parlano male del Premier e trattano solo della Resistenza Partigiana, senza occuparsi lotta antipartigiana sono da abolire…"

Confermata, quindi, la teoria "popolo bue" di quel tizio, che nella Repubblica di Salò lavorava come fucilatore di partigiani, che di nome faceva Giorgio Almirante, definito dalle Procure della Repubblica "boia": la gente devi tenerla all'oscuro, mantenerla ignorante, altrimenti potrebbe svegliarsi.

Amici del boia Almirante ora sono al potere: da Aledanno a Gnazio la Muffa, da Sputazzetta Gasparri a Iguana Semprabbronzato Fini e una corte infame di nazisti in verde comizia di secessione, zingari e culattoni da ammazzare, stranieri da far annegare, terroni a casa vostra… e lo lo fanno anche e soprattutto in Parlamento e all'Esecutivo.

L'italia è letteralmente schiava perduta di questi pazzi.

I cittadini umiliati, insultati, derubati, manganellati, ammazzati nelle piazze, torturati a morte nelle galere, divieto di manifestare, libertà di stampa sospesa, affamati e liberamente licenziati, senza più tutele sindacali, spremuti e ridotti a larve in coma.

Nelle feste comandate, dalla solita finestra, l'Imperatore di questi principi sanguinari, benedice il sangue e i crimini, invita alla calma, dice ai precari e ai disoccupati di cercare dio e non la vendetta o la protesta…

Anche lui ci spreme il midollo, pure se non abbiamo più nulla da dare… e guai a far conoscere alla gente lo schifo totale che è il Concordato, quanto pesa sulla nostra fame vera il privilegio della loro Casta Suprema unita a quella degli onorevoli mangia brioches a tradimento.

Regime e Religione vivono e proliferano solo per un unico mezzo che da sempre usano: tenere il popolo nell'ignoranza.

Per questa ragione gli italiani non si sono ancora accorti che stanno vivendo nel Quarto Reich.

Tra un'ostia e una beatificazione, una macelleria sociale e fratelli a centinaia morti nel mediterraneo, una guerra in Libia, un'altra in Afghanistan, la recessione legiferata e voluta dagli sgovernanti, gente disperata che si lancia dalle finestre di casa o si dà fuoco, campi di concentramento sparsi qua e là per la Nazioni: quando gli italiani vedranno i carrarmati sotto casa…

I libri saranno già tutti cenere.


Lucio Galluzzi

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martedì 1 giugno 2010

IL CIELO SOPRA BERLINA


Si deve aver paura di niente, più. Di niente si deve avere paura. La paura è un niente. Il niente è la paura. Trovarsi uno. Centro della ruota personalissima. Orto coltivatello. Le mie lattughe fresche come non mai. Pur se non le bagno. Non le curo. Non mi curo. Non mi hanno mai curato questi mezzi curati che mi ronzavano. Intorno è niente. Affannoso, fastidioso, andirivieni di carrelli per la spesa al supermercato dello sconto. Sul porfido. Una tortura. Vanno e vengono come monopattini mai oleati. E' il suono canto grido tra le otto e trenta e le dieci del mattino. Poi tacciono. Solo le scorrevoli a fotocellula fischiano un po' quando passanti s'accostano distratti. Non entrano. Richiusura.
Ti prende al naso poi quell'odore di invalido, di fine corsa, tanto una parola vale l'altra. Non ha importanza se uso corsa al posto di altro. Chi vuoi che ci pensi. E' così incivile la forma del parlato che lo sforzo non vale la pena.
Forse sono io che emano traverse pvc piccate da ore e ore. O e' pannolone? Si scolora il senso di tutti e cinque. Improvvisamente ti passa pure la voglia di leggere.
Minuti tanti interminabili a fissare un solo autobloccante. Ieri mattina ho contato 27 formiche che giravano dentro il suo perimetro. Poi un colpo di vento fresco mi ha preso una guancia. Non ero da solo a respirare.
Non era mio l'odore grave.
Non sono ancora pronto, probabile.
Quello che solo due mesi fa era ancora umano, se ne stava lì a fissarmi, senza occhi. Gli era caduta la pantofola destra. Quella era poco più grande di un autobloccante. Ricaricare il sistema operativo, bootstrappare, rendersi conto. Intervenire. Rimettere la calzatura al piede. Calzino bianco immacolato. Troppo. Chissà da quanto non cammina. Annaspava con le mani chele verso le ruote della carrozzina. Come i bimbi nella culla che non sanno ancora alzare la schiena. Ma sbracciano.
Gli dava fastidio il sole.
Lo sposto.
E dentro mi prende posto tutto quello che non avrei mai voluto. Mai.
Scappo al dolore io. Lo faccio da sempre. Continuerò a farlo. I mezzi curati mai mi hanno curato.
Aveva l'ossigeno che gli entrava dritto nella trachea. Da lì il suo sibilo si confondeva con quello delle porte scorrevoli.
Non posso più piangere. E' un lusso che non mi è concesso ulteriormente.
In realtà lo faccio spesso. La scuola dura di teatro ai miei diciotto anni mi ha insegnato la non trasparenza. Estraniarsi.
Disperare senza lacrimare.
Riuscire anche a sorridere nel frattempo.
Distrarre lo specchio.
Altrimenti Brecht che ha vissuto a fare?
Professionista dell'apparenza.
Poi a casa, quando sei con te, puoi anche sbatterti le meningi al marmo del tavolo. Buttarti di corsa con i denti contro lo spigolo, a bocca aperta.
Ma lì, al cospetto del mondo assente, non è permesso.
Qualcuno dice che è una cosa strana. Molti non lo capiscono. Gli stessi uguali detrattori di clausure sante.
I non pensanti. Che se tu glielo ricordi che il Cristo loro diceva le stesse identiche cose ancora più chiare, quelli ti danno del matto deficiente bestemmiatore mortale.
Meglio tacere.
Dio ti tocca. Nel senso che te lo devi subire tutto. Mai in quello del tatto. Perché Dio è intangibile e non si sognerebbe mai di abbracciarti o di darti la mano.
Ma Dio ti spacca i denti, te li scalza, ti fonda il parietale per Lui è un tavolo di marmo.
Quello che hai a casa.
Che mai hai pensato fosse coscienza ardente. Non bisognosa d'energia altra per fiammeggiare.
E ancora mi chiedo questo fuoco dov'é?
Fammi vedere il caminetto. Una ollare. Un barbecue all'aperto. Un piccolo rogo qualsiasi.
Ma niente. Io sono cieco.
E' arrivata poi una tizia, dalla parte opposta nostra. Faccia rassegnazione in creta completamente asciutta e cotta come si deve.
Porta una borsa della spesa con poche cose. Misere. La poggia sul ventre del mio osservatore. Chiede se vuole un succo. Non risponde. Continua a guardami. Se lo porta via. Si gira e mi guarda. Continua.
Lei fa la sua strada.
Lui no è sulla mia.
Esattamente, perfettamente biunivoco.
Al momento giusto. E forse domani non lo vedrò più. Perché adesso lo ricordo gli parlai pure. Forse piangevo. Non lo so.
Glielo chiesi come mai in poco tempo così.
Mi disse che il cuore, un'operazione. Fece una faccia da lasciamo perdere e è andata così. Finì in una smorfia da sclerosi multipla.
Forse voleva sorridere.
Forse no.
Ma io non ricordo nulla di tutto questo. Io scappo al dolore. L'ho sempre fatto.
Come una comparsa veloce di Ken Russell.
E maledico gli angeli custodi.


Lucio Galluzzi

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venerdì 5 giugno 2009

L'AMORE AI TEMPO DEL FASCISMO


PREFAZIONE SONORA [clicca]

C’era un tempo nel quale credere che il privato è politico significava ben altro da quello che oggi intendono i tutti.
Si sapeva, perché ancora puliti, che esisteva un’isola, un lembo di terra, un intimo luogo dove era possibile concepire l’animale aristotelico senza copula.
Lì stavamo in conoscenza.
Era la comunione.
Dio ne restava fuori.
Non ho mai visto ostie, benedizioni, apparizioni.
Ma lì si faceva politica. Si votava e si eleggeva. Ci governavamo e ci facevamo governare.
Eravamo cittadini.
Eravamo.
Poi è stato un veloce precipitare. Scappare. Superare confini.
Abbattere nature.
E l’animale logico, nato respirando, in atto di presenza cominciò ad essere abortito.
Si segnalavano tutte queste cose.
I cartelli erano cosmici. Impossibile non accorgersene.
Attenzione a non svegliarsi una mattina con qualche cosa da salvare, nei fori ancora aperti di una idea.
Attenzione a non ritrovarsi a raccontarsi le nostre storie di bambini nati morti.
Prima, difatti, abortivano.
Poco dopo passarono direttamente a partorire morte.
E noi tutti bravi, tutti contenti, sempre gravidi non più di vita, ma di scrollo di pesi.
Quanto fu liberatorio sentirsi leggeri, eppure con Alien dentro le viscere.
Scrollavamo il peso come ci si scrolla dopo aver pisciato.
Gocce di scorie, pezzo di carta igienica, lavarselo, asciugarlo, salvietta.
Il privato non era più politico. Era il cesso.
In quei ridotti metri quadri era costretta l’idea di allora.
Seduti sulla tazza a leggersi Linus, anche per un’ora.
Uscire e rientrare, masturbarsi perché era politico.
Scoparsi sulla lavatrice in centrifuga perché era rivoluzionario.
Fottersi da soli perché eversivo.
In tutto questo fottere privato politico, maniacale estremo, seriale, ci fottevano davvero.
E noi tutti, nessuno escluso, acconsentivamo.
Anche tu.
Inutile lavarselo.
E’ morto Deleuze, andato Guattari, la Macciocchi, Illich… sepolti in tanti chi nelle patrie non gloriose galere e altri esuli, defunti in diversi modi.
Permane in pochi il ricordo labile di Bernard-Henri Lévy.
E noi ci siamo persi, svenduti, sputtanati.
Siamo mummie tali e quali a quelli che definiamo tali.
Identici, quasi senza più il cuore.
Cioè un ECC lo rileverebbe, il miocardio, tradirebbe anche il battito, non molto regolare.
Ma noi non lo sappiamo più.
Abbiamo per lo meno, all’incirca, semi globalmente, piuttosto alienato il nostro stato umano.
Non c’entrano oppio dei popoli, scuole marxiane, madonne o deva.
Siamo colpevoli.
Criminalmente seriali.
Perché giorno dopo giorno glielo abbiamo permesso.
Ci siamo chinati.
Abbiamo goduto del masochismo non imposto.
E ora che siamo schiavi scimmiottiamo indignazione.
Doppiamente cadaveri.
Adesso il privato è di nuovo politico. Comatosi come siamo non lo abbiamo colto.
Non come prima, nel lembo, isola, intimo.
Ora il privato del tiranno esonda in tutto il suo mastodontismo.
Le sue camere da letto irrompono nelle nostre, la sua famiglia, i figli, la moglie, i tradimenti veri presunti ordinati dal KGB o dalla Stasi, Le Noemi, le ville e i festini, i potenti nudi nei parchi, le starlette in topless, le sue tre ore di sesso continuo a notte alla sua età, depresso e triste com’è deve avere gli sfoghi [sessuali] adesso che la consorte lo ha lasciato da tempo, i pennivendoli ci informano il tutto del tutto e del contrario di tutto.
Sappiamo di leggi ad personam, che i voli di stato usati per portare amici ai divertimenti non sono più reato, che le bugie eclatanti sono regola imposta e soprattutto non dobbiamo notarle.
Lui è amato profondamente sia come maschio totale che come capo supremo.
Un turbinio di ormoni e di sospiri che per forza si trasformano in consenso plebiscitario.
Conosciamo tutto del suo privato.
Non per pruderie.
Lo sappiamo perché lui stesso apre il tabernacolo sacro dei suoi segreti da pulcinella raccontandoli all’animaletto servo di turno in prima serata.
Qualche volta gli rompe anche la voce in gola.
Forse sta per piangere. E poi si riprende. Risponde a tutto.
Tutto quello che riguarda la sua sfera privata.
E ottiene tutto.
E’ questa la nuova dimensione della politica.
Il privato privatissimo slegato da ogni atto di bene pubblico è la maledetta alluvione che sta portandoci via.
Chi si permette di arginare il dissanguamento finisce male.
Epurazioni.
Censura.
Denuncia.
Cancellazione.
Soprattutto precarietà. Quella che ti tiene sospeso nel limbo il tempo giusto per demolirti e poi ti scaraventa giù dai nodi scorsoi.
Quand’è che anche se in pochi, non ha importanza il numero, ricominceremo ad amare?
A voler bene come si faceva una volta.
A credere nella carezza, nell’abbraccio.
Incondizionatamente.
Quand’è che dimostreremo che siamo stati veramente diversi, e lo siamo ancora?
Perché è questa diversità che ci può salvare.
Noi, lontani chilometri luce da questi vampiri.
Noi disarmati, senza paletti di frassino o pallottole d’argento.
Privi di esorcisti.
Senza nulla, ma con un'unica arma: l’amore.
Spazziamolo/i via.

Lucio Galluzzi

ChiareLettere Edizioni