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sabato 22 ottobre 2016

CARO PRESIDENTE PICCOLO COL GRANDE MANGANELLO


... piccolo per distinguerla dai tre altri più avanti di lei con gli anni, è da tempo che volevo scriverle qualche riga e senza impegnarla troppo intendo essere breve, non intendo minimamente interferire con il suo meraviglioso e quasi unico dono dell'immanenza: lei è ovunque, in tutti i canali TV, radio, Facebook, Periscope Twitter, Conferenze Stampa Istituzionali, inaugurazioni di ponti, anni accademici, Casa Bianca, sagre e chi più ne ha ne metta... il suo tempo per occuparsi d'altro è ormai nullo e vederla così incessantemente preso dall'ubiquità più sfrenata spaventa e non poco.
Appunto: come farà ad accorgersi dell'Altro?
Serve a nulla stringere "calorosamente" mani ai suoi fans, abbracciarli, strizzare l'occhio, concedersi solo per quel frattempo che la separa dal "tappeto rosso" fino alla sicura, asettica e tranquillissima sede al chiuso dove lei parlerà e parlerà e continuerà a parlare, a promuoversi, arringare, convincere che tutto è bello più di prima e lo sarà ancor di più.
Mi ricorda la Medaglia dell'Amore di qualche anno fa, quella dove stava inciso: "+ di ieri e - di domani"; gli illusi e le illuse ci credevano a quell'amore.
Per l'appunto: gli illusi e le illuse.
Lei ieri, per esempio, è stato in Siclia e, nel chiuso delle Sale Istituzionali di Palermo Trapani e Taormina ha inaugurato l'Anno Accademico; due frasi sue: "Aprire le porte sottraendole ai burocrati che rallentano lo sviluppo dell'Isola e smetterla con le parole" e "impegnarsi per far crescere l'autostima dei siciliani".
Ma lei le parole, tante parole, non le ha smesse, non si è fermato, non ha lasciato di colpo il podio/palco che le avevano allestito per correre, senza pensarci due volte, ad aprire le porte, quelle che la separavano dalle strade e dalla piazza, dove l'autostima dei siciliani civili e inermi, veniva insultata, calpestata, resa preda dai manganelli e dalle botte e cariche della sua Polizia.
E' davvero sempre più triste e squallido constatare che ogni qualvolta lei è presente in una città di questa già ferita a morte Repubblica, il dissenso di studenti, precari, insegnanti, disoccupati, pensionati, esodati, migranti sfruttati al nero... debba essere sedato e represso con le bastonate di chi veste divisa in "sua" difesa e mai a difesa del "popolo".
E' successo a Torino, Napoli, Milano,  Reggio Calabria, Bari, Taranto, Cagliari... e continuerà a succedere.
Mi domando come si possa essere così per nulla lungimiranti, perseverando nell'errore capitale dei suoi predecessori: il consenso si perde proprio chiudendo porte al popolo e parlando all'infinito di se stessi in belle sale, stuccate, lustrate, d'oro zecchinate, mentre fuori, a pochi metri da lei, si spaccano teste, si urla aiuto, si piange per il dolore e la sua Polizia non smette fino a quando, non hanno ristabilito il silenzio, anche all'ultimo dissenziente.
Eppure quel gesto del quale le dicevo, l'andar via dal podio/palco dell'orazione, aprire le porte, gridare senza mezzi termini agli agenti di smetterla, restare lì, tra i manganellati, farlo ogni volta che la polizia picchia, le renderebbe consensi che neppure lei può immaginare.
Altro che raccattare fino allo sfinimento i "SI" al referemdum/suapersona scrostando con fatica il fondo d'ogni culo; uscire allo scoperto e difendere dal manganello la sua gente, si tradurrebbe per lei in un plebiscito di fiducia epocale, diventerebbe, lei, esempio unico da seguire e citare in tutta Europa e non solo.
Lei potrebbe fare anche molto di più, volendolo: chiedere al suo ministro degli interni di prendere finalmente pubblica posizione, una volta per tutte, contro il manganello di Stato, ristabilendo quel diritto costituzionale che garantisce l'espressione libera del Dissenso, delle Idee e la Libera Circolazione nelle città troppo spesso "chiuse" e vietate in infinite zone rosse.
Ma il suo ministro degli interni fa come lei: saltella da una parte all'altra per fare il pappagallo ripetente, ha imparato un'altra lezione e la sciorina ormai da settimane: "se vince il no, sarà l'Apocalisse", anche per lui la Polizia provvede a bastonare chi lo contesta.
Basterebbe quel gesto, quella presa di posizione, mettendo in pratica gli insegnamenti di Pertini: stare dalla parte della gente.
Difatti Pertini è stato ed è il Presidente più amato della Storia d'Italia.
Chiedersi come mai non lo è lei, voi, quelli prima di lei e voi, quelli ancora prima, non è poi così difficile.
Il G8 del 2001 a Genova, la Diaz, Carlo Giuliani e tutto quello che ne è conseguito a livello internazionale, non vi hanno proprio cambiati.
Soprattutto per questo lei, signor presidente piccolo, ha già perso.
E con lei tutti i parolai.
Come è da sempre stato: un governo che si illude di poter "regnare" senza il Movimento Operaio e quello degli Studenti, usando il manganello al posto del dialogo e delle vere riforme, è destinato a cadere rovinosamente.
E' la Storia bellezza!

P.S.: le allego qualche immagine del dialogo che lei ha avuto ieri con i cittadini siciliani e altre delle sue "porte aperte" nel resto d'Italia
















Lucio Galluzzi
©2016CCL Common Creative Licence
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domenica 9 agosto 2015

...CI MANCAVANO GLI IDIOTI DELL'ORRORE

PER NULLA CARI AVVOLTOI FASCIO-XENOFOBI,


so che la fantasia non vi manca, soprattutto quando giornalmente spargete minchionate "cattura-voto/tessere/iscritti", quindi provate a superarvi e fate un passo oltre, attenti a non inciampare nella realtà quotidiana, vi fareste molto male; per tipi come voi, prendere coscienza della propria pochezza sarebbe devastante e letale.
Ok: inizio simulata.
Iniziate con calma a pensarvi a letto, in piena notte, che dormite, nella vostra casetta, villa, magione, unitamente a vostra moglie e bambini.
Voi non lo sapete, ma uno dei tanti generali neri, quello di Licio Gelli s'intende, da poco ha portato a termine il Colpo di Stato.
Nel mentre del vostro riposare sono state sospese tutte le libertà, cacellata la Costituzione, istituita la Legge Marziale, applicato il coprifuoco e le milizie fedeli al Capo sparpagliate in ogni punto strategico di Genova, Milano, Bergamo...
Emanate leggi speciali: 
via dall'Italia tutti quelli che hanno capelli lunghi, ricci e bianchi, se portano pure la barba allora verrano imprigionati in isolamento perpetuo fino ad esecuzione per decapitazione;
eliminazione dei sovrappeso/obesi, ordine ai cecchini del regime di sparare a vista;
processo per direttissima con condanna sicura capitale per chi ha contravvenuto al vincolo matrimoniale;
divieto assoluto di indossare felpe, indumenti di colore verde, pronunciare la parola "padania";
persecuzione, cattura e deportazione di figli e mogli dei colpevoli di cui ai reati sopra elencati;
incarceramento dei maschi con altezza inferiore al metro e ottantadue e non fisicati con consegiente istantaneo passaggio al plotone di fucilazione...
Intanto davanti casetta, villa, magione vostre ci sono già i blindati armati e la colpiscono, distruggendola, perché i vostri vicini di casa vi hanno denunciati, anonimamente, come illegali e cristiani non ortodossi.
Ora avete la certezza che rimanere in Italia, per voi, sarebbe la fine certa, vi organizzate veloci, raccattate soldi quanti più potete, chiedendo anche ad amici, che non vi aiuteranno perché di amici non ne avevate e non ne avete e i pochi con cui scambiavate qualche parola sono tutti dalla parte del Generale Nero.
Non potete neppure prendere documenti di ricoscimento, perché andati persi nel bombardamento.
Come perfetti sconosciuti dovete sbattervi per cercare qualcuno che vi faccia scappare, e in fretta, dall'Italia.
Di notte, da una certa zona della Liguria, partono barconi che portano i fuggiaschi come voi da qualche parte oltre il mare.
Eccovi a bordo.
Il peschereggio dove vi hanno messi può trasportare al massimo 50 persone, siete in 300.
Venite divisi, maschi da una parte, donne dall'altra, bambini in stiva.
Uno di voi prova a dire al traghettatore che suo figlio soffre di diabete grave e ha bisogno di insulina a ore precise, in risposta: un pugno in pieno stomaco, un colpo di calcio di fucile in testa e l'insulina buttata in mare.
Scelgono le donne che più piacciono all'equipaggio, legano, immbilizzandoli, i mariti, anche voi, e le stuprano, davanti ai vostri occhi, qualcuno dei traghettatori ordina che vegano portati su i bambini così possono vedere anche loro.
Se vuoi che non ti violentino più tua moglie devi dare altri soldi.
Non li hai: bastonate, calci in faccia e ti incidono con il coltello una strana sigla sulla testa.
Tutti quelli di voi che pregano il Signore vendono presi e chiusi nel locale macchine, la botola d'uscita tenuta chiusa con gli altri fuggiaschi seduti sopra, glielo ordinano, altrimenti fucilata in piena fronte.
Tuo figlio entra in coma diabetico,dopo qualche ora d'agonia ti muore tra le braccia, te lo buttano a mare.
Qualcuno tra voi sta asfissiando, altri urlano per le ustioni da carburante, troppe esalazioni dal motore, cominciano a morire.
Sono sempre vecchi e rattoppati i motori di quei pescherecci e il barcone si pianta così in alto mare.
Chiedete acqua: calci in bocca e bastonate in testa.
Chiedete pane: coltellata dove capita.
Fa caldo, insopportabile, la puzza dei cadaveri aumenta sempre di più, vivi e morti ammassati uno sull'altro.
Quelli dell'equipaggio si ubriacano, si fanno di sostanze, diventano sempre più feroci. botte e umiliazioni per tutti se non state zitti.
Una settimana intera così.
Sempre più cadaveri, fetore di putrefazione, i bimbi sono tra i primi che sono morti.
E finalmente una nave vi avvista ed è tanta la voglia di uscire dall'inferno che tutti gli ancora vivi corrono verso la fiancata del barcone.
Sbilanciamento improvviso dell'assetto, in pochi secondi siete in acqua, gli altri nella stiva e nel vano motore, vivi e morti, s'inabissano, per sempre.
Chi di voi sa nuotare ha ancora una speranza, gli altri ci mettono poco ad affogare.
Qualcuno di voi viene salvato.
Portati sulla nave dei soccorsi insieme ai cadaveri che galleggiavano, recuperati.
Non sapete nulla di vostra moglie, dei figli, dei parenti che erano con voi.
Non li vedete tra i fortunati.
Vi comunicano che vi porteranno in Libia che è la costa più vicina al naufragio.
Precisamente a Tripoli, tanto lì, vi dicono, gli italiani ci sono da sempre, dall'Impero Romano.
Ma tra il vostro Paese e Libia sono cambiati i trattati, dopo il Colpo di Stato in Italia: la Libia non può accettare clandestini che arrivino via mare, neppure via terra da Gibilterra.
E vi siete clandestini, non avete alcun documento di riconoscimento.
Non potete neppure chiedere asilo politico, non siete profughi, le nuove leggi del Governo Militare Italiano non lo prevedono.
Appello alla Comunità Internazionale? Quale?
Tripoli avverte che o la nave che vi porta esce dalle sue acque o vi bombarda.
E quelli lo fanno mica con le pallottole di gomma che vuole Borghezio.
Così inversione di rotta verso l'Italia con i miliziani già pronti ad accogliervi come si deve al porto dove attraccherete.
Ora, chi si prenderà cura di voi? Chi vi accoglierà? Il Vaticano, Bruxelles o Strasburgo?

Lucio Galluzzi

©2015CCL Common Creative Licence
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mercoledì 25 maggio 2011

QUANDO COSA NOSTRA TI CHIEDE IL VOTO


COSI MILANO DIVENTA LA VILLOPOLI DEI PADRINI


C'era una volta un Cavaliere che raccontata molte storie per intrattenere i suoi estimatori creduloni.

Diceva di aver comprato una casa in Brianza, ad Arcore, trovò lì delle scuderie, dei maneggi e delle piste e disse a Marcello di trovare un fattore che sapesse di cavalli.

Lo stalliere fu individuato, era un tizio conosciuto in diversi ambienti, soprattutto giudiziari, trattava di cavalli in un modo strano, per lui e i suoi amici quei quadrupedi volevano dire droga. Proprio per questo, al dibattimento del maxiprocesso, fu condannato per traffico di stupefacenti.

Il Cavaliere seppe che lo stalliere si chiamava Mangano e lo chiamò a casa d'Arcore insieme alla moglie e due figli.



Pensate che "si occupò benissimo di tutti i campi, delle coltivazioni e soprattutto benissimo dei cavalli". [il Cavaliere]

Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come uomo d'onore appartenente a Cosa Nostra.

"Solo che poi la polizia iniziò un'indagine che fece emergere come questo Mangano avesse avuto una serie di assegni a vuoto…" [Il Cavaliere]

Mangano risiedeva abitualmente a Milano, e da numerose intercettazioni telefoniche, agli atti giudiziari, faceva da terminale per il traffico di droga gestito dalle famiglie mafiose palermitane.

Mangano viene condannato per la sua partecipazione a Cosa Nostra nel processo Spatola, l'istruttoria fu di Giovanni Falcone; incriminato nuovamente per mafia e traffico internazionale di droga nel maxiprocesso Falcone/Borsellino, nel quale non viene condannato per mafia, perché già condannato per lo stesso reato nel processo precedente, ma si becca 11 anni per traffico internazionale di stupefacenti.

Il Cavaliere racconta invece: "quando emerse questa cosa [degli assegni a vuoto, DdA] questo signore [Mangano, NdA], senza che nessuno glielo chiedesse lasciò spontaneamente l'incarico… e poi successivamente, nella sua vita, avvennero dei fatti per cui fu accusato di avere dei rapporti con l'organizzazione della Mafia, mi sembra perché partecipò al pagamento di pizzi… di core presso commercianti eccetera."

Nel 1995 Mangano viene nuovamente arrestato e condannato [in primo grado, NdA] a due ergastoli per tre omicidi.

Nel 1994 il Cavaliere fa la sua prima campagna elettorale al grido di "viva Di Pietro, viva Falcone e Borsellino, non siamo i continuatori dell'esperienza di mani pulite"

Il discorso di insediamento del primo governo del Cavaliere: "Viva mani pulite, viva il pool di Palermo!"

14 anni dopo altra campagna elettorale del Cavaliere: "Di Pietro mi fa orrore… Mangano è un eroe."

Il fidato scudiero Marcello, la Mafia l'ha solo vista al cinema e anche letta sui libri, dice, soprattutto conferma che la Mafia non esiste.

Secondo la Corte d'Appello di Palermo, Marcello avrebbe fatto da tramite tra Mafia e Cavaliere, dandosi da fare per consolidare tale sodalizio e permettendo consapevolmente a numerosi boss di agganciare il suo padrone e di conseguenza la sua impresa che da lì a poco sarebbe diventata un impero economico; Mangano viene assunto ad Arcore su richiesta di Marcello, non per accudire cavalli, ma per garantire l'incolumità del Cavaliere.

Scrivono sempre i giudici: "la presenza di Mangano ad Arcore avrebbe avuto lo scopo di avvicinarci al Cavaliere, imprenditore milanese in rapida ascesa escomia avviando, in questo modo, un rapporto parassitario protrattosi per quasi due decenni. il Cavaliere avrebbe anche pagato ingenti somme di denaro in cambio di protezione alla sua persona e famiglia. Questi pagamenti si intrecciano con altri versamenti per la messa a posto della Fininvest, che all'inizio degli anni '80 aveva cominciato a gestire alcune emittenti televisive in Sicilia."

Marcello viene condannato a sette anni per concorso esterno mafioso.

Durante il dibattimento, nella seconda udienza dedicata alla difesa, il 21 maggio 2010, Marcello ammette di aver avuto incontri occasionali con i boss, ma solo per tutelare gli interessi economici del suo amico Cavaliere, un atto d'amore insomma.

Ma non aveva detto che lui la Mafia l'ha solo vista al cinema e letta sui libri e che non esiste?

Gli attentati alla Standa, il pizzo che il Cavaliere avrebbe pagato per le sue emittenti televisive in Sicilia, i versamenti per garantirsi protezione, Marcello avrebbe agito, come mediatore, non per interessi personali, ma per altruismo nei confronti di un grande amico minacciato nella sua funzione di imprenditore e grande promessa finanziaria.

Il Partito dell'Amore per l'appunto.



Mangano diventa un eroe. Lo diventa per il Cavaliere e ancor di più per Marcello

Marcello lo dice ogni volta che parla dello stalliere pluriomicida e trafficante internazionale di droga.

Mangano è un eroe perché non ha parlato.

"Mangano è il mio eroe, come l'eroe di Andrev nei fratelli Karamazov [Nei Fratelli Karamazov non c'è alcun Andrev, NdA], io non so se al posto di Mangano sarei stato zitto per tutti quegli anni…" [Corriere della Sera]

Mangano è morto, perché citarlo di continuo?

Perché sottolineare sempre questa meschinità dell'eroe?

Marcello e gli altri non o devono più temere.

Non è che per caso, Marcello dice Mangano perché vuole in realtà dire "Marcello io medesimo sono un eroe"?

Infatti, Mangano se ne è stato zitto per tutti quegli anni, io, Marcello, non lo so se riuscirei a tacere… se finisco dentro, chi lo sa, potrei anche parlare.

Ma dice anche di più: tutti i mafiosi che sanno la verità sulla nascita di Forza Italia e delle stragi e non parlano, sono eroi.

Chissà cosa ne pensa Giuseppe Graviano.

Cambiano i tempi e il Cavaliere non dice più viva il pool di Palermo, viva Di Pietro, viva Falcone e Borsellino.

Prima di arrivare alla strategia dell'insulto libero e criminalizzazione di giudici e pubblici ministeri ripetuti giorno dopo giorno fino alla nausea, prima di giungere a "via le BR dalle Procure", il Cavaliere disse alla Boccassini: "Ma devo proprio insegnarle io come si corrompe cash un giudice?"

Questa gente ha ancora il coraggio infame di chiedervi il voto.


Lucio Galluzzi

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