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lunedì 30 luglio 2012

CHI E' VERAMENTE NICOLA MANCINO

La Procura della Repubblica di Palermo ha rinviato a giudizio 12 persone tra ex ministri, politici, mafiosi e uomini in divisa.
Sono le risultanze dell'istruttoria sull'inchiesta di quella che è la più grave delle accuse dal dopoguerra ad oggi: la trattativa Stato/Mafia.
Pezzi dello Stato che si sarebbero accordati con i boss di Cosa Nostra fornendo e ricevendone favori.
Nicola Mancino, prima degli avvisi di garanzia e della formulazione delle accuse, telefonava continuamente al Quirinale per far sì che Napolitano intervenisse a suo favore e lo aiutasse per non essere coinvolto penalmente nel processo che si sta preparando.
Ha parlato più volte con il giurista del Colle, D'Ambrosio, coinvolgendolo mortalmente nelle sue perorazioni personali.
Le intercettazioni di quelle vergognose telefonate sono state tutte pubblicate.




Mancino ha anche parlato un paio volte con Napolitano.
Queste conversazioni tra i due sono depositate alla Procura di Palermo, il Capo dello Stato ne chiede la distruzione perché il Presidente della Repubblica non è intercettabile per norma costituzionale.
Ma non era Napolitano l'intercettato, bensì Nicola Mancino e non è colpa dei PM siciliani se il politico inciucione ha coinvolto il Colle in questioni nelle quali la Presidenza della Repubblica non doveva intervenire, ma neppure ascoltare.
Di fatto Napolitano lo ha ascoltato.
Non è dato sapere cosa si siano detti.
Come in tutti i misteri neri di questa Repubblica Bananara, documenti e prove, se non diventano "segreto di Stato" prendono la via della distruzione o della sparizione misteriosa, quando non manipolate come è successo per Ustica.

Intanto Nicola Mancino sarà processato per falsa testimonianza resa ai PM proprio per le sue dichiarazioni sulla trattativa Stato/Mafia durante l'interrogatorio in Tribunale.
Nicola Mancino è stato Presidente del Senato, Ministro degli Interni dal 92 al 94 e vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura in Commissione Disciplinare.
Racconta De Magistris: "Ricordo Nicola Mancino nitidamente, ricordo il suo sguardo abbassato, quando da Presidente della Commissione Disciplinare del CSM, lesse il dispositivo di quella sentenza, che reputo vergognosa, che mi strappo' la toga di Pubblico Ministero; perché in alcune indagini molto delicate, WhyNot, Poseidone, Toghe Lucane, avevo individuato responsabilità a livelli molto alti della politica e delle istituzioni di collusione col crimine organizzato..."
Tolte illegalmente le inchieste a De Magistris, le indagini Poseidone e WhyNot, delle quale il PM si occupava, vengono "affidate" all'allora Maggiore dei Carabinieri Grazioli, oggi arrestato per tentata corruzione aggravata per fatti di mafia, in concorso con la famiglia Reina, una delle più potenti della 'ndrangheta calabrese [e De Magistris operava a Catanzaro].
Quindi: pezzi dello Stato, istituzioni, lo stesso Nicola Mancino, parte del CSM, preferirono togliere a De Magistris inchieste scottanti, lo sostituirono "avocandolo", lo cacciarono da Catanzaro e fecero "lavorare" al suo posto persone come Grazioli legato alla ndrangheta.
Nello stesso periodo, uguale sorte subì Clementina Forleo, le sue inchieste avevano toccavano politici importanti, per questo fu "processata" dalla Commissione Discliplinare del CSM e i dispositivi che la allontanavano dai suoi compiti e censuravano perché "parlava troppo" da Santoro, letti sempre da Nicola Mancino.
A distanza di anni, anche l'attuale CSM continua a processare "postumo" De Magistris, seppure ormai da tempo lo stesso si è dimesso dall'Ordine.
Il CSM impiega il suo tempo, profumatamente pagato da noi contribuenti, per azzeccare garbugli e non per interrogarsi su cosa successe all'interno della propria Istituzione con i casi De Magistris e Forleo, chiarendo una volta per tutte quella pagina nera e vergognosa scritta ai danni di magistrati non asserviti al pascolo.
Nicola Mancino, allora molto attento e preciso, per nulla sprovveduto, oggi perde la memoria, e sulla trattativa Stato/Mafia non ricorda bene, gli sembra che, potrebbe essere... forse; e si becca la falsa testimonianza.
Eppure Borsellino gli aveva consigliato di mettere in moto quella memoria, che però oggi, guarda caso, fa acqua da tutte le parti.
Mancino non ricorda neppure di avere incontrato Paolo Borsellino il 1° luglio del 1992, nel suo ufficio al Viminale, dice addirittura: "io non lo conoscevo", smentito anche da Ayala, al quale lo stesso ex Ministro degli Interni aveva affermato il contrario di quanto dice oggi.
Nicola Mancino racconta che a fine marzo 1992, Mannino gli disse: "Adesso tocca a me [d'essere ammazzato dalla mafia, Ndr]", ma lo stesso Mannino oggi, nel 2012 lo smentisce: "Ero più preoccupato per i magistrati"; il 4 aprile 1992, il maresciallo Guazzelli, che aveva raccolto le confidenze di Mannino, viene massacrato a colpi di mitra: un assassinio ancora oggi "misterioso".
Il 28 giugno 1992 si insedia il Governo Amato, Mancino è nominato Ministro degli Interni al posto di Scotti, dirà: "pregai Scotti di rimanere al suo posto agli Interni, Scotti: "Non mi disse nulla del genere".
Il 1° luglio 1992, Borsellino è a Roma per interrogare il pentito Gaspare Mutolo, viene raggiunto da una telefonata che lo convoca al Viminale, dal ministro Mancino; il giudice incontra il neo ministro, ma Mancino per 20 anni consecutivi negherà la circostanza.


In quel colloquio successe di certo qualcosa di preoccupante: Mutolo, raggiunto da Borsellino, dice: "era nervosissimo, fumava due sigarette alla volta".
Nell'anticamera del ministro Mancino, quel 1° luglio, Borsellino incontra il mafioso Contrada, numero tre del Sisde, che gli fa una battuta sul pentimento di Mutolo, che di fatto era segreto.
La sera, Borsellino, dice alla moglie: "oggi ho respirato aria di morte".
Difatti lo fanno saltare in aria.
Il 10 gennaio 1993 in una conferenza stampa Mancino dichiara: "prenderemo Totò Riina".
Cinque giorni dopo, il 15 gennaio, Riina è arrestato dal Capitano Ultimo poco lontano dal suo covo, che però non verrà perquisito, sarà lasciato inviolato  dai Carabinieri e i sopralluoghi avverranno solo quando i locali saranno completamente vuoti.
Dopo anni, Mancino dichiara al Presidente della Corte d'Appello di Firenze: "dell'arresto di Riina l'ho saputo dal Capo dello Stato che si congratulava con me; anche il Presidente del Consiglio non ne sapeva niente".
Persino lo stesso Riina manifesta poi ai giudici un dubbio: "Ma chi ce lo disse a Mancino cinque giorni prima che mi arrestavano?".
Altro che telefonare al Colle per chiedere l'intervento del Capo dello Stato: sia Mancino che Napolitano dovrebbero cominciare a rispondere a questa prima domanda, evitando ridicole quanto preoccupanti rivendicazioni sul "segreto di Stato".
Ma quale Stato?
E chi è Stato?


Lucio Galluzzi


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giovedì 26 luglio 2012

NAPOLISCONI


Non bastavano due decenni di attacchi alle Procure nei Tribunali, ai PM antimafia, ai giornalisti non pennivendoli, alla libertà di stampa e di espressione...
Se qualcuno pensava di aver assistito al peggio, quel peggio è stato superato e dalla massima "autorità" di questa Repubblica di bananari: il Capo dello Stato.
Vent'anni nei quali Balluscone & Co. hanno dichiarato qualsiasi schifezza immaginabile sui magistrati, naturalmente solo su quelli che indagavano e ancora, per fortuna, istruiscono istruttorie sulla loro cricca.
Sono arrivati a dire che "i giudici non appartengono alla razza umana", "antropologicamente impediti", "metastasi e cancri della Nazione", "Brigatisti Rossi"...
La carta igienica stampata e le TV del padrone facevano da grancassa, rincarandone le dosi.
"Gli amori della Boccassini", "i calzini azzurri di Mesiano", "Travaglio è un condannato con la fedina penale sporca", "colpite i terroristi della menzogna che sono La Repubblica e quel covo chiamato Il Fatto Quotidiano..."
I più scomodi sono saltati in aria: Stragi di Stato di Capaci e via D'Amelio.
Così, anno dopo anno, personaggi legati a Cosa Nostra, Camorra, Ndrangheta... si sono seduti in Parlamento; non eletti dal popolo, ma, con una legge ad hoc, nominati "onorevoli" dalle segreterie di partito.
Il porcellum.
Chi dà poi fastidio perché "non gradito" al Ministero della Propaganda del Regime, viene letteralmente rovinato nei suoi affetti, nella professione, nell'onorabilità; un caso per tutti: l'ex direttore di Avvenire Boffo e la campagna diffamatoria che Feltri gli scagliò addosso, bollandolo come omosessuale stalker, smentendo poi tutto, ammettendo che erano bugie... ma quando Boffo ormai era stato rovinato.
Per questo comportamento esecrabile, Feltri è stato censurato e sospeso dall'Ordine dei Giornalisti per sei mesi.
L'Ordine dei Giornalisti serve a molto, difatti Feltri continua a fare il suo sporco mestiere, se ne è fottuto, così come Belpietro che si faceva gli attentati da solo, Brachino [quello dei calzini azzurri del giudice Mesiano] censurato dall'Ordine, sospeso, che senza alcun problema conduce programmi di "appronfondimento" sui misteri di Stato dalle televisioni del suo padrone.
Un caso a parte, poi, è quello di Renato Farina, Betulla il suo nome in codice nel registro pagamenti "CIA"; ha partecipato come spia e informatore per i Servizi Segreti USA al rapimento di Abu Omar; radiato a vita dall'Ordine dei Giornalisti, viene prima ospitato come "collaboratore esterno" da Libero  e Il Giornale, firmando con il suo nome e cognome i pezzi che scriveva; presto promosso da Balluscone a Consigliere di Fiducia della ministra della pubblica distruzione Enterogelmini, molto onorevole deputato.
E noi paghiamo.
Anche Giuliano Mastodonte Ferrara fu spia della CIA, a libro paga.
Che dire poi di Paolo Guzzanti, la commissione Mitrokin e il gioco orrido dell' "inventa tu che invento anch'io"?
Vent'anni di spargimenti d'odio.
Vent'anni nei quali hanno legalizzato la repressione d'ogni dissenso.
Non puoi e non devi criticare l'Impero.
Se lo fai, per bene che ti vada, ti fanno manganellare e ti spaccano un po' la testa; se capiti male, finisci alla Diaz.
Tanto poi ai torturatori condannati passano pure la scorta e l'auto blu.
E' più moderno questo fascismo rispetto a quello Mussoliniano, ma i mezzi sono gli stessi, identici.
I fini raggiunti sono sotto gli occhi di chi vuole vedere.
Capita anche che un ex ministro della Giustizia, ex vice presidente del CSM [che ha voluto la messa in silenzio di De Magistris e Clementina Forleo], si metta a telefonare al Colle insistentemente per cercare di evitare di essere "sentito" dalla Procura Antimafia di Palermo nell'inchiesta "trattativa stato-cosa nostra" e relative stragi di Capaci, Via d'Amelio, Via dei Georgofili...
Il "politico" chiede che che il Presidente della Repubblica intervenga in suo aiuto, e si intrattiene, molto, telefonicamente, con il Consigliere Giuridico del Quirinale, vuole essere rassicurato, che intervengano su Messineo, che facciano qualcosa, insomma.
Viene intercettato perché la Procura di Palermo sta indagando su di lui, difatti è rinviato a giudizio per falsa testimonianza, per ora.
Parla, due volte, con il Capo dello Stato, intercettato pure in questo caso.
La notizia sulle telefonate al Colle viene pubblicata dal Fatto Quotidiano, anche le trascrizioni delle intercettazioni tra il politico e il Consigliere Giuridico del Quirinale.
Apriti cielo!
Il Capo dello Stato si arrabbia, per giorni predica in ogni sua pubblica uscita sulla ingiustizia subita dalla Presidenza, solleva il "Conflitto di Attribuzione" delle sue prerogative [non è intercettabile, indagabile, non risponde dei suoi atti alla Magistratura...], chiede che la Corte Suprema si esprima, attacca i PM di Palermo e i giornalisti che si stanno occupando della cosa.
A dirla in soldoni, il tizio che impersona a sua insaputa il Presidente della Repubblica, afferma che non lo si può contestare e neppure esprimere dissenso sul suo operato, anche se quest'ultimo, da sempre, fa acqua sporca da ogni falla.
Vuole che le telefonate con la sua voce siano distrutte; i PM di Palermo fanno sapere che invece saranno adoperate.
Il Capo dello Stato, s'infuria sempre di più, chissà perché.
In molti si schierano con la Procura di Palermo e la difesa dell'inchiesta sulla trattativa stato mafia.
Dodici persone vengono iscritte nel registro degli indagati: ex ministri, politici, ex ufficiali dell'esercito e lo stesso insistente "telefonista" che chiedeva di essere "coperto" dal Quirinale.
Muore d'infarto il Consigliere Giuridico del Colle.
Come il peggior Ballusconi, il Capo dello Stato "esterna" il suo "atroce dolore" per il decesso del collaboratore, "vittima di una campagna di odio, violente ingiurie e bugie", poi parte per Londra, c'è la cerimonia di apertura delle Olimpiadi e lui deve stare con gli azzurri.
Atroce dolore difatti.
Questa mattina le grancasse stampate di Regime, strumentalizzando la morte, come da sempre fanno, titolano con parole d'orrore il decesso del giurista; Libero: "Magistrati Assassini", una prima pagina che è specchio di quasi tutte le altre.
Ecco che il solito oppio usato per distrarre l'opinione pubblica, è stato sparso ancora e di nuovo.
Da accusati e inciucioni squallidi, i coinvolti in questioni gravissime di massacri d'innocenti, diventano santi e moralizzatori.
Usano la morte di chi hanno adoperato come scudo, e poi lasciato magari anche solo, per rivendicare la loro santa ed intoccabile verginità.
I cattivi, assassini, terroristi, bugiardi sono proprio coloro che si sono e si stanno permettendo di onorare la memoria di Falcone e Borsellino, ricercando la verità che è stata coperta e deviata da una parte nera e mortale di questo Stato.
Meno male che sono gli ultimi mesi di permanenza al Colle di una simile Presidenza.
Almeno questo.


Lucio Galluzzi


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