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giovedì 7 settembre 2017

MAL'ARIA NERA





Non pensavo davvero che nel mio Paese si potesse arrivare a così tanto squallore e che ci fossero figuri convinti d'essere giornalisti, che quotidianamente adoperano i media che il loro padrone gli ha messo a disposizione, per gettare ombre sinistre e pericolose sull'informazione e la verità, disonorando la professione.
E' pur vero che questa gente, da sempre, usa la propria carta stampata, per diffamare, calunniare, ridicolizzare l'avversario politico, diffondere notizie false con titoloni cubitali strillati in prima, ma è difficile abituarsi all'oscenità mentale così esibita continuamente e con l'indecente convinzione che tanto possono scrivere il cazzo che vogliono, sempre e comunque, perché fino ad oggi nessuno è intervenuto penalmente in modo concreto e definitivo per farli smettere.
Difficile abituarsi a questa pornografia di quart'ordine che eccita soltanto i decorticati dell'estrema destra italiota.
Non bisogna mai dimenticare che questi tizi hanno rovinato la vita all'ex Direttore di Avvenire, il quotidiano della CEI, con una campagna stampa raccapricciante, pubblicando oscenità false sulla presunta omosessualità del giornalista, asserendo che fosse uno stalker e che perseguitasse il suo amante, tanto che il pover'uomo dovette dimettersi dall'incarico e finire "dimenticato".
Neppure si deve tacere lo schifo con diffamazioni gravissime al magistrato Cocilovo, scritte da un radiato dall'Ordine dei Giornalisti [riceveva soldi dal Dirigente dei Servizi segreti Pio Pompa nella vicenda del rapimento di Abu Omar], non firmate, perché un radiato dall'Ordine non può firmare un articolo, ma pubblicate lo stesso con la firma di Sallusti [direttore responsabile del quotidiano].
Quando la vergogna fu scoperta, il radiato chiese umilmente scusa per la merda che aveva messo sul giornale, Sallusti fu condannato con sequela di comiche da perseguitato e Napolitano lo graziò.
Ed è anche logico che questi cosi se ne strafottano delle conseguenze che potrebbero causare le puttanate che pubblicano: tanto non rischiano nulla!
Diffamarono anche Antonio di Pietro e poi dovettero chiedere scusa; ma mentre la calunnia era notizia gigantissima in prima pagina, la rettifica e le scuse, come sempre accade in questi casi, fu microscopica e nascosta.
Qualcuno ricorda cosa fecero con il giudice Mesiano [quello dei "calzini azzurri"]?
Arrivarono a farlo pedinare da Canale 5; anche in quella occasione ci fu una sospensione dall'Ordine del "giornalista" Brachino, che a nulla è servita.
Sospesi o meno, radiati o sotto processo, perdono solo un po' di pelo e mai il vizio, anzi: le dosi di perversione aumentano.
Sciacallano su tutto, anche sulla morte di una bimba di quattro anni e su donne stuprate.
Per l'appunto lo squallore non ha limite.
Allora non si deve stare zitti e bisogna dirlo, ma in tanti, e non smettere mai di dire la verità.
La malaria non si trasmette guardandosi, neppure stringendosi la mano o rimanendo nella stessa stanza di un ammalato, non vieni contagiato se mangi a tavola con chi ne è affetto e neppure se fai una passeggiata con lui o con lei, se l'abbracci e ci si bacia o ci fai sesso.
Il contagio avviene solo ed esclusivamente veicolato dalla zanzara anofele che deve pungere un malato, trattenere il Plamodium nelle sue ghiandole salivari per metabolizzarlo e poi inocularlo con un'altra puntura ad una persona sana.
Il Plasmodium può essere anche trasmesso con trasfusione di sangue infetto, scambio di siringa o trapianto di organi; anche la madre in gravidanza può passare la malaria al feto tramite placenta.
In Italia ogni 48 ore due persone si ammalano di malaria, da anni, da sempre; eppure gli imprenditori del terrore sembra non lo sappiano e se ne escono con titoloni da reato per procurato falso allarme e razzismo.
Non sanno che i casi di malaria che ogni anno abbiamo in Italia, circa 180, sono per la stragrande maggioranza di cittadini italiani [manager, dirigenti, giornalisti, reporter, volontari...] che si recano in zone del pianeta dove la malattia è endemica, senza completare la profilassi preventiva o non facendola del tutto.
Gli immigrati non c'entrano una beata minchia con i contagi, è da da oltre un ventennio che la stampa razzista e xenofoba e i deficienti dell'estrema destra diffondono falsità [in mala fede] su malattie ferali e distruttive che "ci portano i negri con i barconi".
Le hanno dette tutte: "gli immigrati in Italia portano: l'AIDS, la scabbia, la tubercolosi, il vaiolo, le micosi, la sifilide, la lebbra...", oggi è il turno della malaria.
"I neri ci portano non solo la miseria, ma anche la malaria."
Lo scrivono e lo urlano perché due bambine "negre", la loro mamma e un fratello maggiore [perfettamente tutti guariti e dimessi], arrivati dal Burkina erano ricoverate con la malaria in una stanza dell'ospedale dove si trovava anche la piccola purtroppo poi morta.
Sofia, così si chiamava la bimba deceduta, era nell'ospedale di Trento a causa di un diabete di tipo 1, non ha avuto trasfusioni, ma le è stato effettuato il pick per la misurazione del tasso glicemico [puntura con aghetto al polpastrello], con lei, nella stessa stanza c'era un bimbo di tre anni, sempre ricoverato per diabete, che non ha sviluppato alcun contagio alla malaria.
Ci vogliono all'incirca venti giorni di incubazione perché la malattia manifesti i sintomi.
I tempi di degenza di Sofia a Trento sono di cinque giorni, concomitanti con la presenza delle due bambine con la malaria, ma non con i tempi di incubazione del plasmodium e la manifestazione sintomatologica.
Quindi o la bambina è vittima di una manovra sanitaria errata [le trappole sistemate nell'ospedale non hanno catturato alcuna zanzara anofele] e solo con uso di siringa/aghi, oppure l'infezione le è stata trasmessa da un'anofele nostrana mentre si trovava in vacanza a Bibione sul lago di Garda.
L'anofele che abbiamo in Italia non trasmette il Plasmodium, ma secondo il maggior esperto di malattie tropicali connesse alle migrazioni il professor Aldo Morrone, potrebbe accadere che improvvisamente la zanzara autoctona "decida" di ritrasmettere la malaria.
Per concludere: se gli untori che spargono mal'aria nerissima, invece di scrivere e pubblicare, andare in onda, mettersi di fronte ad un microfono, cambiassero definitivamente lavoro, smettendola una volta per tutte di infettare la verità con la peste bruna la civiltà ne guadagnerebbe e anche molto; ma basterebbe anche solo che l'Ordine dei Giornalisti non fosse un'ente così inutile e facesse il proprio dovere [altrimenti che sia abolito, per quello che serve!] e la Magistratura colpisse massicciamente nel solido [multe salatissime con gabbio] questi bugiardoni e vedi che quando li tocchi nell'unico interesse etico/morale/politico che hanno, cioè i soldi, poi la smettono da soli.

Lucio Galluzzi
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domenica 29 settembre 2013

KONZENTRATIONSLAGER


Questa è semplicemente una storia.
Una di quelle che puoi leggere facendo finta di nulla.
Pensando sia una fiaba.
Alla fine degli anni '70, a Marsiglia, dopo una denuncia di Amnesty International, si venne a sapere di un enorme capannone, dove la polizia deteneva illegamente stranieri e clandestini in attesa di rispedirli a casa.
Anche se non avevano casa o patria alcuna.
Il ricco mondo opulento, soprattutto quello colonizzatore, fece finta di nulla.
La stessa cosa i tanto cristiani cattolici europei.
Quelli concentrati, nascosti in quello spazio di nessuno, non erano fratelli; erano altri, diversi.
Erano fastidio.
Così, nel giro di pochissimo, il governo di Parigi legalizzò i nuovi campi di concentramento e il territorio dello Stato ne fu disseminato.
L'Europa Unitissima, solo in queste cose, seguì l'esempio, Italia compresa.
Con il DL Napolitano/Turco, rispettivamente ministro degli Interni e della Solidarietà Sociale, nel 1998 vennero istituiti sul territorio nazionale i Centri di Identidifazione ed Espulsione, ispirati esattamente ai capannoni francesi.
Da allora fino ad oggi il legislatore si guardò e si guarda bene, dall'usare sostantiti che connotino tali Centri come LUOGHI DI DETENZIONE, parafrasando di volta in volta, ad ogni decreto integrativo.
I lager di Stato una volta sono luoghi per l'Accoglienza e la Solidarietà Sociale, un'altra per la Prevenzione e la Sicurezza Sociale [DL Maroni], Riconoscimento ed Espulsione... mai una sola volta si usa il termine giusto: CARCERE.
Perché i Centri ai quali vengono inviati i disperati sopravvissuti a guerre, persecuzioni, fame, miseria e traversate senza naufragio, sono esattamente carceri fatiscenti, dove le persone sono trattenute contro la loro volontà, non perché un Giudice lo abbia deciso, ma semplicemente perché lo ordina un  Questore.
Sempre il Questore può decidere se proseguire il "trattenimento" nelle strutture oltre i 18 mesi stabiliti dalla legge.
Questi Centri sono gestiti da privati, ai quali lo Stato affida il funzionamente con appalti: vince chi fa la proposta economica più bassa.
Meno richieste economiche, minore la qualità dei servizi.
In questi luoghi maledetti, le persone stanno tra muri con fili spinati, telecamere che filmano 24/24 ore, condizioni igieniche indescrivibili, una bottiglia d'acqua al giorno, cibo scadente, vestiario di ricambio inesistente, melma e fango, puzza di fogna, reti di recinzione e sovraffollamento.
Attendono il nulla.
Trattati come niente.
Dimenticati e nascosti alla vista, così i turisti non vengono disturbati.
Le emergenze sociali, già di per sè gravissime, delle galere italiane, in questo Centri esplodono ancora più violentemente: rivolte, stupri, suicidi, fughe in massa, sparizioni, botte,  psicosi, attacchi di panico; soprattutto voglia di andarsene, di scappare dal nostro Paese che nulla ha più di umanamente accettabile.
Ma non possono: il Questore li tiene lì, fino a quando non decide che un certo gruppo deve essere preso, ammanettato con le fascette di plastica [per evitare ribellioni quando sapranno la destinazione], fatti sfilare davanti a quelli che restano, imbarcati su un aereo e magari rispediti in Libia.
Quando questi poveri cristi lasciano la Libia per venire in Italia si imbattono in un cartello che recita: "AIUTA IL TUO FRATELLO LIBICO SE HA RAGIONE, MA ANCHE SE HA TORTO"; rispediti indietro se lo ritrovano davanti e sanno perfettamente cosa li attende.
Prima della partenza la cosa più normale che possa essere successa loro è la violenza sessuale, al rientro è peggio.
Forse lavoreranno come schiavi, spersi nei campi e guardati a vista dalle guardie coi fucili, oppure saranno portati nel deserto e lì abbandonati, mors tua vita mea; quando i loro cadaveri, a dozzine, saranno mostrati dai reportages, allora, fintamente, tutti mostriamo visi contriti e urliamo all'orrore.
Forse Said, dopo le decine di volte che è stato preso e rispedito a Lampedusa o in Puglia è riuscito ad andare via dall'Italia, magari ha raggiunto il suo sogno, Parigi, vive in periferia dove i conflitti sociali incendiano di roghi la notte, forse è morto, bruciato vivo nell'ultimo attentato xenofobo che ha mandato in cenere la Casa Dello Straniero ad Hannover o a Berlino.
Forse non tutti sanno che queste Leggi italiane che marchiano lo straniero e il clandestino come 'indesiderabile' e 'delinquente' perché senza documenti, fissa dimora, lavoro... sono retroattive; le hanno volute, votate e sostenute gli stessi identici, che oggi si stracciano le vesti e vogliono la crisi di Governo e le elezioni anticipate perché la retroattività di legge non si può applicare al loro padrone Silvio.
Al Duce no, agli ultimi sì.
Ma questa è semplicemente una storia.
Una di quelle che puoi leggere facendo finta di nulla.
Pensando sia una fiaba
Continuando a dormire sonni falsamente tranquilli.

Lucio Galluzzi



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