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sabato 10 novembre 2012

20.000 VOTI DI PREFERENZE: NON E' LA MINETTI, NE' LA SANTANCHE'



Signor Presidente del Consiglio, 

onorevoli colleghi, 

vedo con piacere che dopo due mesi di crisi, risse e litigi, avete trovato il modo di dividervi le poltrone. Spero che adesso ve ne starete un po’ tranquilli. 
Spero che adesso per un po’ lascerete in pace la gente; quella gente che è sempre più delusa, ha sempre meno speranze e sta comprendendo sempre di più che tutti questi inutili litigi in famiglia servono solo a chi cerca il potere e vuole usarlo senza essere controllato.
Il nostro è il Paese europeo in cui i governi e le legislature durano di meno, i cui elettori sono chiamati più spesso a votare, in media una volta ogni tre anni, ma in questo caso abbiamo rischiato di interromperla dopo neanche due anni dal suo inizio: un record dei record. 
Credo che denunciare tutto ciò sia molto importante per tutti. 
Il nostro rischia di diventare l’ultimo Paese in Europa e questo non certo a causa mia, cioè della strega eletta parlamentare, ma per queste crisi continue che servono solo a chi vuole trovare nuovi equilibri di potere, ignorando completamente i contenuti, le proposte, le cose da fare. 
Le formule di Governo cambiano, ma le vostre facce rimangono sempre le stesse. C’è sempre Gava, c’è sempre Mammì, c’è sempre Misasi, c’è sempre Andreotti. 
Siete sempre gli stessi, e la cosa più grave è che anche i problemi sono sempre gli stessi, ma voi fate finta di niente e continuate a chiedere voti, a far cadere i vostri stessi governi e a farli resuscitare. 
Gli anni passano e le vostre facce restano. 
Le facce di chi avrebbe potuto fare e non ha mai dato, di chi è sempre stato sospettato ma non è mai stato condannato, di chi si fa schiaffeggiare con finta tolleranza, di chi ha sempre promesso e non ha mai mantenuto.
A proposito di promesse non mantenute: quando era Presidente del Consiglio, Ciriaco De Mita promise che mi avrebbe cacciata dal Parlamento. 
È passato qualche mese, lui se ne è andato ed io sono rimasta.

[la Parlamentare parla poi  di violenza sulle donne, di aborto, di Aids, di pari opportunità, di libertà di opinione, d'espressione, della libertà della cultura, del diritto dei detenuti alla sessualità, poi conclude...]

Cari colleghi, abbiamo un nuovo Governo: è un Governo vecchio, vecchio negli uomini, vecchio nei programmi, vecchio nelle parole; è un Governo vecchio, composto dagli stessi uomini che sono colpevoli di avere permesso che le periferie delle nostre grandi, grandi città diventassero simili a villaggi messicani e i nostri mari a insalate di alghe. 
Governi vecchi come questo ne abbiamo avuti tanti che votare la sfiducia a tutti alla lunga è anche faticoso. Cosi, giuro che mi era venuta la tentazione di votargli la fiducia, giusto per regalargli il voto della qui presente di cui tutti quanti avete molta paura. 
Sarebbe un regalo che imbarazzerebbe un po’ tutti i bigotti che ci sono tra voi; sarebbe un brutto regalo sicuramente, però ve lo sareste meritato. 
Poi ci ho ripensato: la fiducia è meglio darla solo al governo ombra di Achille Occhetto, il vostro è solo un’ombra di Governo e nulla merita.

Ma io spero che Andreotti mi smentisca prima della fine della legislatura.

Ilona Helena Staller,  alla Camera, il 29 luglio 1989, durante la X Legislatura

***


"Mi mancavano due mesi di contributi; ai tempi pagai 2 milioni di lire e adesso questo beneficio mi spetta. So che risulta impopolare, ma allora gli italiani dovrebbero cambiare la legge, mica l’ho fatta io. Sarei disposta a versare tutto in beneficenza, ma soltanto se lo faranno anche gli altri. Io me l’ero persino dimenticato. Ma non mi vergogno, non ho derubato nessuno, quei soldi me li sono meritati».




Ho lavorato duro, il mio non è stato il bunga bunga di un giorno, ma un ragionamento, una campagna elettorale intelligente. E faticosa. Giravamo per le piazze io, Moana e Ramba; ho perso molti chili per la fatica. E alla fine ho preso 20 mila preferenze, seconda solo a Pannella. Gli italiani mi hanno voluta. Partivo ogni mattina dalla Cassia con la mia Peugeot 205, mica avevo l’autista, un’ora e mezzo di traffico, spesso rientravo a mezzanotte. Il 60 per cento dell’indennità la davo al partito, mi restavano circa 3 milioni di lire. La metà li passavo ad un avvocato, che scriveva per me le proposte di legge. Ne ho fatte una ventina: affettività dei detenuti, parchi dell’amore, insegnamento del sesso nelle scuole, tasse ecologiche sulle auto, no alle pellicce. Quando feci un discorso contro la violenza sulle donne mi applaudì pure Nilde Iotti."
-Ilona Helena Staller- Oggi-

***

Gent.ma Sig.ra Iotti,

le scrivo dalla pioggia di un pomeriggio di primavera. Uno di quelli ove è bello tenere la finestra aperta e sentire scivolare le auto sull'asfalto bagnato, come uno sfrigolio di pensieri in fuga verso il weekend che sta per arrivare. Purtroppo alla mia finestra non arriva soltanto questo. Ho appena letto che Daniela Santanchè l'ha paragonata a Nicole Minetti. Certo, ha ragione e me ne scuso: lei non conosce nessuna delle due. Dovrei fare qualche passo indietro. Diciamo per entrare in tema, che lei è rimasta a Cicciolina, pardon, all'on. Ilona Staller, che fu eletta alla Camera, con propri voti di preferenza, quando lei ne era presidente. Bene, anzi, male, siamo andati ben oltre. Scusi? Ah, perchè ho specificato con "voti di preferenza"? Ha ragione, cercherò di chiarire anche questo aspetto.

Deve sapere che dopo la sua dipartita sono cambiate molte regole del gioco. I partiti oggi nominano i candidati e al popolo è stato tolto il diritto di espremere il voto di preferenza. Pertanto, succede che qualcuno metta le sue favorite in lista: una contropartita stabilita sotto le lenzuola. Capita quindi che una bella ragazza e basta come Nicole Minetti, venga eletta al consiglio della Regione Lombardia perchè, diciamo sia "sponsorizzata" da Berlusconi, il quale, volendo cercare eufemismi, abbia giovato della sua generosità.

Daniela Santanchè invece è un politico di origine destrorsa. Il suo progetto più ambito è quello di non averla data a Berlusconi. Come cosa? Signora Iotti, mettiamola così. Diciamo che Daniela Santanchè ha deciso, salvo ripensamenti, che non schiuderà mai il cancello del suo giardino segreto a qualunque sortita del presidente del PDL. Come che sto dicendo? E' di questo che oggi parlano i politici: per vedere cosa fanno di notte, basta vedere chi candidano di giorno. La Santanchè l'avrebbe paragonata alla Minetti perchè sostiene che anche lei senza Togliatti non sarebbe mai diventata presidente della camera. Sì, signora, non si arrabbi. Ha ragione, è proprio quello che volevo scrivere.

Purtroppo il nostro modo di pensare influenza le nostre azioni. Così, al tempo di mignottocrazia, capita che esponenti politici come la Daniela Santanchè, ignori che da ragazza lei era per esempio una staffetta partigiana e che ha costruito la sua carriera non nella camera da letto di Botteghe Oscure, ma per le sue capacità di politico. C'è anche un dato cronologico che la Santanchè ignora. Lei è diventata presidente della Camera nel 1979, "appena" quindici anni dopo la morte di Togliatti. Se la sua longevità politica è sopravvisuta alla morte del suo compagno, qualcosa dovrebbe pur dire. Peccato che l'on. Santanchè che ci ritroviamo in questo tempo, creda che le donne che fanno carriera in politica abbiano subito la legge del contrappasso: per la gioia della notte, una noia di giorno a pigiare bottoni. Perchè è così che oggi in molti vedono il fare politica: un continuo appiattimento a pigiare bottoni e intascare privilegi.

La saluto con stima e se per caso dovessero arrivarle delle voci, non ci faccia caso. C'è una parte di italiani, che utilizza spesso e bene la memoria, che spera in un cambiamento che si realizzi sotto la bandiera del merito. Dopo di lei e qualche altra che resiste, aspettiamo una stagione nuova. Ma intanto quì continua a piovere. Di colpo risento nel tramonto lo sfrigolio dei pensieri che si danno alla fuga.
- Carmine Egizio-

***
Povera Patria

Il presidente del Consiglio, al telefono con Gianpaolo Tarantini, racconta il 1° gennaio 2009 la sua serata di Capodanno appena conclusa, dopo essersi scambiato gli auguri con l'imprenditore barese. "Erano in 11 e io me ne sono fatte solo 8 perché non potevo fare di più... Non si può arrivare a tutto. Però stamattina mi sento bene, sono contento della mia capacità di resistenza agli assedi della vita". Questo uno dei passaggi. "Vedi, Gianpaolo, ora al massimo dovremmo averne due a testa. Perché ora voglio che anche tu abbia le tue, se no mi sento sempre in debito. Tu porta per te e io porto le mie. Poi ce le prestiamo. Insomma LA PATONZA DEVE GIRARE!!! 
-Terry De Nicolò di professione escort fiera e convinta intervistata da a «L'ultima parola» su Rai 2, venerdì 18 settembre.-


Lucio Galluzzi

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giovedì 28 ottobre 2010

TRE CIVETTE SUL COMO', UN GUFO E LA STOCCAFESSA

I DIRETTORI DI REGIME SPIEGANO LA LIBERTA' DI STAMPA

Ovvero: pornografia di Stato



Già Adorno rifiutava la comune accezione di "pornografia". Lo stesso, in altri campi, fecero Andy Warhol e Carmelo Bene. A Milano, Graziano Origa con il suo "Punk Artists" sdoganò per l'Italia le pudende maschili erette in primissimo piano, retinate è vero, ma messe in copertina.

Si scende cronologicamente verso i giorni nostri: questi.

Era nella quale pornografia è sempre di più altro dal sesso esplicito mostrato.

Il senso del pudore è perso. E' un vuoto senza resa e tregua, rugginoso, sempre più compromesso a girarsi in acque fetide, torbide come non mai, una fogna senza condotta.

Fuori da ogni condotta, etica e morale, quelli che frequentano questo porno estremo.

A confronto Ilona Staller nelle sue performance migliori appare pure romantica ed innocente.

Si rimpiange la sua castigatissima figura tra i banchi del Parlamento.

Erano tutti lì a scandalizzarsi per la Cicciolina scesa in politica, loro, gli scandalosissimi, i frequentatori della scuola dei bordelli partitocratici.

Gli stessi medesimi che se la facevano con Tangentopoli, nascondendo nei puff di casa tesori rubati al contribuente, profittavano della carica ministeriale per arricchire le proprie tasche a scapito dei malati, infettavano di AIDS consci di quello che stavano facendo con il sangue non testato per le trasfusioni.

Mazzette, tangente madre, rivoli e torrenti di "ammanchi", bustarelle, chi più ne ha ne metta.

Non è mai finita l'epoca degli ineleggibili per fedine penali, eletti e lasciati lì.

Anzi, si sono fatti pure la legge che se ne fotte del volere dell'elettore: sono le segreterie dei Partiti a decidere chi mettere da una parte o dall'altra.

Sempre più in basso, in caduta libera, senza alcuna vergogna.

I nomi sono sempre gli stessi, le trame e gli orditi identici.

Non si chiamano più Democrazia Cristiana o Partito Socialista, Movimento Sociale o Liberali… adesso usano chiamarsi in modi fantastici.

Vanno dai nomi di piante e fiori a quelli di libertà plurime o futurismi zoppi.

Ma nulla è cambiato. Anzi, tutto è peggiorato, nel più nero dei modi.

Ora è diventato normale che del premier si sappia come scopa e con chi, gli anni che devono avere le sue simpatie sessuali. Escono pure libri che raccontano delle sue notti bollenti e quanto spende per pagare troie. Tomi scritti dalle stesse che si sono concesse. Parlano per mesi e mesi delle identiche cose. Passano l'estate a scartavetrarci le gonadi usando i quotidiani di famiglia come bollettini interparrocchiali, e l'unica problematica nazionale urgente diventa la casa abitata da Tulliani a Montecarlo.

Poi la Procura che indaga sul caso lo archivia perché non ravvede alcun reato e la carta pesta regimental ricomincia.

Che palle!

Quando non se la contano tra loro di amenità e bile interna d'amore dissolto Berlussonini-Fini, allora è insulto, sempre e comunque. Prendere la notizia, rigirarla e fare come insegna Minzolingua: tutto a favore del padrone dell'informazione.

Il Macello Dell'Utri non è condannato a sette anni per concorso mafioso, ma siccome è prescritto diventa "assolto"; Ramsete Andreotti compie "il reato ascrittogli" [rapporti con Cosa Nostra] fino ad una certa data, viene riconosciuto colpevole, ma c'è il non luogo a procedere per l'identico motivo del Marcellino di cui sopra: assolto pure lui.

Come rimbomba ancora lo starnazzare della Buongiorno, sua difensora, che tutta presa da orgasmo tsunamico fa allontanare i giornalisti; al telefonino ha Lui, il Presidente, e glielo urla "Assolto! Assolto! Assolto!".

Ma non è vero! Non è assolutamente vero: prescritto, prescritto, prescritto!

Non è assoluzione. Si comprino un Devoto-Oli.

Non è colpevole di alcunché Cosentino, difatti negano l'uso ai PM delle duecento ore di intercettazioni a suo carico. Chissà come mai.

E' un santo specchiato l'ex ministro Lunardi.

Fini vota insieme ai suoi con la maggioranza per salvarlo.

Eppure ce le aveva polverizzate, e tanto, con la storia della legalità nel PDL e della "pulizia" dai corrotti.

Ma l'ex delfino di Almirante fa di più: dà la fiducia per lo scudo Alfano retroattivo.

Cioè: questo premier deve essere salvato dalla magistratura a tutti i costi, costi quel che così, anche a rischio di farci una figura di merda.

Difatti Fini e i suoi la figura che meritavano se la sono fatta.

E' questa la pornografia vera.

E' andare alla chiesa sconsacrata di Santa Chiara l'altro ieri, al convegno del PDL sulla libertà di stampa, dal titolo "due pesi e due misure", organizzato dai Ministero dei Beni Culturali, Sandro Bondi, e dal sottosegretario Daniela Santanché: ospiti i direttori del regime, le tre civette sul comò: Mentone Belpietro, Minzolingua e Littorio Feltri.

E' di una logicità fulminea il comprendere quanto questi nomi abbiano da insegnare a noi tutti, ma proprio a tutti!, sulla libertà di stampa.

C'era la tizia che assomiglia a Miriam Mafai al maschile "fan di Feltri, Bondi, sìssisìssissì senz'altro!" che ce l'ha con Travaglio perché "è equivoco, misericordia! Quello non è un giornalista, è uno iettatore. Perché fonti vere non ne pubblica mai. Gira, gira, gira intorno alla notizia fintanto deh non va a colpire la persona che vuole… La penna di Feltri mi piace eccome, non è Oriana Fallaci, non è Montanelli, però è una penna nobile nel giornalismo italiano [una gran marchesa! Bisogna chiederlo a Boffo e Di Pietro quanto sangue blu scorre nella penna del Littorio! NdA]. Anche Belpietro… quando mancheranno loro non so se le scuole produrranno altre penne come queste [certo! basta andare alle 'premiate manifatture alpini taurinense" e di penne ne trovi di tutte le sfumature per i cappelli dei militi, peccato che non siano d'oca! NdA]"

E' la volta della badessa Bondi che esordisce con "Il nostro Paese è un Paese malato".

E' vero. Peccato che questo personaggio non sia mai riuscito a dirsi che la malattia infettiva grave parte proprio dal suo esecutivo, che ha ormai contagiato tutto. E' metastasi, malignità, sottrazione di felicità e sicurezze.

Come potrebbe una Nazione "guidata" da 15 anni da un morbo che è calamità e disgrazia continue essere sana?

Ma no, la Superiora la pensa diversamente, se pensa: la colpa della malattia è tutta "della faziosità dei conduttori a senso unico… pensiamo a certi politici di sinistra o conduttori… le maggiori trasmissioni televisive di questo Paese che capovolgono la realtà… [TG1 di minzolingua? Tg4 di Umilio Fede Retriever? Mattino 5 di Brachino Calzino Azzurro? Pomeriggio 5 di Barbara d'Urso? NdA].. intossicano la vita e il confronto politico…"

Finalmente prende la parola Daniela Santadeché, e siccome è una cantilena pedissequa recitante le uniche cose che ha imparato a memoria per fare bella figura come sottosegretaria al Nulla,"Comunisti brutti e cattivi, magistrati bolscevichi, il premier è solo, se avessero arrestato le fonti di Travaggio [e chi è?], solo i nostri eroi giornalisti che rischiano la vita sono da plaudire… non lasciamoli soli", la si tronca così che è meglio.

La rifatta con disgusto serve a quello che rappresenta: il niente.

Ecco Littorio Feltri! Naturalmente vomita. Come sempre.

Anche lui si sente abbandonato, perché è un giornalista di destra, mentre "quelli di sinistra hanno tutto quello che vogliono, la qualsiasi cosa… invece Paragone ad AnnoZero è stato trattato come un idiota, ed è venuto fuori proprio così, perché c'era una congiura ambientale… e anche noi facciamo la stessa figura perché siamo abbandonati a noi stessi, anche dal PDL… e abbiamo l'impressione che a voi dei giornalisti di destra non ve ne freghi niente [infatti! Non ce ne può fottere di meno, ma non dei giornalisti di destra, ma di quelli come te, NdA], volete gli Ezio Mauro, e allora teneteveli!"

De profundis: Minzolingua e Mentone Belpietro che si producono in un accorato appello contro la criminalizzazione del loro lavoro e siccome il Littorio aveva concluso con il "teneteveli! Ecco il "teneteveli" alla seconda.

Battimani del pubblico [poco pubblico] Hulk Verdini contento, 'Gnazio la Muffa ride soddisfatto, Ciqui Cicchitto Cappuccetto Azzurro non è da meno, come potrebbe?, la signora in rosa con calza arabescata e stucchi berlussoniniani in viso è stupefatta per la meraviglia, Linda Blair Brunetta all'acme esorcistico...

Gente tristissima, tutta. Grigia e assolutamente fuori dal tempo, questo tempo. Il nostro.

Brutta e asservita, con voci da brivido, quella della Badessa Bondi fa impressione talmente è falsa.

Ira, troppa.

E bile. Fegati marci. Volti incancreniti dal brutto vivere per una misera ciotola di croccanti e un po' d'acqua fresca.

Dicono: "quando non ci sarà più Berlussonini di cosa si occuperanno i giornalisti come Travaglio?"

Dico: "quando non ci sarà più Berlussonini, voi dove finirete? A cerca lavoro da Travaglio?"

Perché pare che tutto quello che vi ha smosso il sistema linfatico basso sia rodimento.

I quotidiani di regime, i vostri, perdono vendite, eccome se le perdono, i bilanci sono fallimentari. Lavorate e scrivete puttanate perché i soldi vi arrivano tramite la proprietà, non dai lettori; altrimenti sareste a pulire cozze insieme a Lele Mora.

Che dire poi del TG1 e di Minzolingua? Quello che era il primo telegiornale della RAI è diventato in poco tempo un'emorragia di spettatori, a centinaia di migliaia a trimestre… non si salvano neppure l'Insetto Vespa e men che meno il "giornalista" Paragone.

Il fallimento non è dovuto al Travaglio, che vi fa molta paura però.

State fallendo perché finalmente un quotidiano senza padroni, per nulla comunista, quindi molto comunista, sta facendo scuola di vero giornalismo.

E' così che si conquista il pubblico vero e ci si forma in coscienze e opinioni, liberi di scegliere.

E' per questo che molta più gente apre gli occhi e giustamente vi abbandona.

Che sia sempre così.

In progressione esponenziale, lontani dalla vostra pornografia.

Di più.



click qui per il video del "convegno" PDL


Lucio Galluzzi
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