QUANDO LA LOTTA SI FA PURA
Senza esclusione di colpi. Il black out energetico che la Rivolta Verde ha inflitto a otto città iraniane per due sere consecutive, disturbando anche la diretta TV di Ahmadinejad, ha fatto infuriare ancora di più il regime che ha colpito continuamente i canali Twitter/twubs cercando di impedire il flusso delle informazioni.
Tra ieri e oggi i messaggi scambiati sui canali dedicati erano palesemente quasi tutti "guidati". Non compaiono links a video Youtube, a testate d'opposizione e agenzie stampa indipendenti. Sono invece numerosissimi gli inviti a cliccare siti porno, video games on line, ebay, stupidate varie.
E' pur vero però che riservatamente chi aveva bisogno di sapere e comunicare si è spostato, con un tam tam di persona in persona, su altri canali.
Così la milizia degli ayatollah si disinformava da sola.
Si è saputo subito, per esempio, che il video attribuito a violenze della polizia iraniana nel quale si vedono studenti ammanettati con le mani dietro la schiena precipitati dal tetto di un edificio, è in realtà iracheno, strasmesso dalla CNN.
Non cambia il senso delle atrocità compiute da soldati senza controllo.
E' corretto però averne stabilita con sicurezza la fonte.
Si ha la sensazione, a dire il vero è più di una sensazione, che Moussavi e i suoi sostenitori più vicini stiano organizzando, o hanno già messo in atto quello che viene definito "il secondo livello della Rivolta".
Non più masse esposte alle stragi, ma microguerriglia organizzata e ragionata, continuando senza tregua a minare il fianco della dittatura.
Non è un caso che dello sciopero generale di questi giorni in Iran non si sia saputo nulla.
Sembrerebbe non avvenuto.
Tattica a specchio insomma: il regime annuncia e poi non attua, la stessa cosa dall'opposizione. Guerra di nervi.
Restituire insicurezza al tiranno.
Così continuano i black out elettrici a sorpresa, le strade disseminate di trappole-chiodi "invisibili" di notte per fermare le moto della polizia, e le fermano, i canti sui tetti, le lezioni universitarie interrotte pacificamente da studenti che mostrano foto delle violenze, ambasciate usate come basi per le comunicazioni con l'esterno e tutta una serie di misure informatiche per aggirare la censura. le donne davanti le carceri per chiedere dei loro cari.
E' interessante sapere che Moussavi sia il primo a chiedere azioni non violente, appello raccolto da tutta l'ondata verde.
Lo scontro sta portando scissioni anche all'interno del clero.
Più voci, autorevoli, religiose affermano difatti che "quello che accade al nostro popolo non è conforme alla Dottrina e non è benedetto da Allah. Le elezioni non si sono svolte regolarmente. Occorre ascoltare e trovare soluzioni pacifiche."
I ragazzi di Teheran oggi mi chiedevano che cosa facessero i giovani Italia contro il G8 e se fossimo là a chiedere, protestando, prese di posizioni ufficiali contro le dittature e la violazione dei diritti umani.
Che cosa si poteva rispondere?
Che a piazza Barberini a Roma la polizia ieri ha fatto comparire i cancelli fissi, come al G8 di Genova, chiudendo le strade e fermando il corteo degli studenti verso i Palazzi?
Che da giorni qui da noi si arrestano decine di giovani per bloccare ogni possibile dissenso ai grandi riuniti all'Aquila?
Che i rettorati sono occupati per protesta?
E ancora, che pure oggi tutta la nostra stampa ha ignorato la loro causa?
Beh, gliel'ho detto.
E mi sono vergognato.


i links di oggi:
Telegraph Blogs » News » Iran’s crackdown proves that the ‘Twitter revolution’ has made things worse
Lucio Galluzzi
su Blogger
su Twitter
su twubs #italy4iran #iranelection
























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